Il Cammino dei Cappuccini, un percorso unico nel cuore delle Marche, si estende per 370 km tra panorami mozzafiato e 15.000 metri di dislivello. Questa è l’avventura che ho vissuto correndo lungo questo cammino speciale.
Nel corso di questo articolo ti racconterò come è nata l’idea, le difficoltà affrontate, la logistica, il cibo, le emozioni vissute, la preparazione, e anche cosa farei di diverso se dovessi rifarlo. Scopriamo insieme questa esperienza che unisce la corsa, la natura e un viaggio dentro sé stessi.
Come è nata l’idea di correre il Cammino dei Cappuccini
Tutto è iniziato dal mio amore per i lunghi allenamenti in solitaria, immerso nella natura. Durante le sessioni da 4, 6 o addirittura 10 ore, ho scoperto quanto mi facesse bene stare da solo, correre e sentirmi parte dell’ambiente circostante. Così mi sono chiesto: e se facessi un cammino di più giorni in cui poter provare questa sensazione ogni giorno?
Ma non avevo ancora un cammino specifico in mente. Poi, durante un allenamento lungo nella Gola del Furlo, ho notato un cartello con scritto “Cammino dei Cappuccini”.
All’inizio mi sembrava il classico segnale CAI, ma poi mi sono avvicinato e ho capito che si trattava di qualcosa di speciale. Ho fatto una ricerca su Google e scoperto che questo cammino attraversava proprio le Marche, partendo a soli 5 km da casa mia e terminando ad Ascoli Piceno.
Per me, è stato subito amore: un cammino “di casa” che non conoscevo ma che sentivo già mio.
La prima cosa che ho fatto è stata fissare una data. A
vevo circa sei mesi per prepararmi e ho scelto di partire nella seconda settimana di aprile, trasformando un sogno in un progetto concreto.
La preparazione per affrontare il Cammino Dei Cappuccini

Prepararsi per un’avventura di 370 km non è stato facile. Non avevo mai affrontato una sfida simile, né dal punto di vista fisico, né da quello organizzativo o mentale. Nei mesi precedenti alla partenza, mi sono allenato correndo circa 400 km al mese, con 18.000 metri di dislivello mensile.
Ecco come ho impostato la preparazione:
- Allenamenti a lungo termine: Oltre al volume mensile, ho inserito tre gare lunghe: a gennaio e febbraio ho corso due ultra trail da 80 km, e a marzo un’altra gara da 65 km. Questo mi ha permesso di allenarmi su lunghe distanze e ritmi sostenuti.
- Simulazioni di sforzo prolungato: Nelle settimane precedenti il cammino, ho iniziato a simulare giornate consecutive di corsa, correndo una mezza maratona al giorno per due o tre giorni di fila. Poi sono passato a fare due maratone in due giorni, per prepararmi alla fatica di correre tappe consecutive.
- Focus sulla resistenza: Non mi interessava correre veloce, ma avere la capacità di affrontare ore di corsa in tranquillità, con uno sforzo a bassa intensità, per poter godere appieno dell’esperienza.
Questa preparazione mi ha dato la fiducia necessaria per affrontare la sfida.
La logistica e il supporto

Un elemento chiave per il successo di questa avventura è stato il supporto logistico. La mia compagna, Ilaria, mi ha seguito con un furgone che fungeva da base mobile. Questo mi permetteva di avere:
- Cibo sempre disponibile per recuperare le energie.
- Ricambi asciutti e puliti alla fine di ogni giornata.
- Un supporto morale fondamentale alla fine delle tappe più difficili.
Un altro elemento essenziale sono state le tracce GPS del cammino, disponibili direttamente sul sito ufficiale. Ho caricato i file GPX sull’orologio, il che mi ha permesso di seguire il percorso senza perdermi. Nonostante ciò, in alcuni momenti mi è capitato di distrarmi e di sbagliare strada, ma avere le tracce è stato comunque fondamentale per tornare sul percorso giusto.
Le difficoltà incontrate lungo il cammino
Ogni grande avventura porta con sé sfide e momenti difficili. Ecco le principali difficoltà che ho affrontato lungo il Cammino dei Cappuccini:
1. Maltempo
Uno dei giorni più impegnativi è stato il terzo, quando sono uscito sotto una vera e propria bufera. Pioggia battente, vento fortissimo e temperature rigide mi hanno messo alla prova. Tuttavia, quell’allenamento invernale in condizioni estreme mi ha dato la forza di affrontare la giornata. Ho vissuto ore di corsa sotto la pioggia, sentendomi incredibilmente libero e in connessione con la natura.
2. I cani
In più occasioni mi sono trovato di fronte a cani da guardia che proteggevano il loro territorio. Armato di bacchette da trekking e una buona dose di sangue freddo, sono riuscito a gestire ogni situazione. Il mio consiglio? Portare sempre con sé uno spray al peperoncino, da usare solo in caso di emergenza per dissuadere eventuali aggressioni.
3. Fatica fisica e mentale
Correre una media di 40 km al giorno per 10 giorni consecutivi non è facile. La stanchezza si accumula e, dopo i primi giorni, il corpo inizia a sentire il peso dello sforzo. Tuttavia, con una buona preparazione fisica e mentale, sono riuscito a trovare la forza di andare avanti, passo dopo passo.
Le emozioni vissute

L’aspetto più bello di questa esperienza è stato vivere ogni giorno con un senso di totale libertà. Ogni mattina mi svegliavo con un unico obiettivo: correre, mangiare e godermi la natura. Staccare dalla routine quotidiana, dai social e dal lavoro mi ha permesso di immergermi completamente in un’avventura unica.
Tra le emozioni più forti:
- La scoperta dei paesaggi: Ogni giorno esploravo nuovi sentieri, affrontando l’ignoto con entusiasmo.
- L’accoglienza dei frati Cappuccini: Nei conventi lungo il cammino, i frati mi hanno accolto con calore, offrendomi cibo e ospitalità che non dimenticherò mai.
- Il momento dell’arrivo: Gli ultimi chilometri verso Ascoli Piceno sono stati i più emozionanti. Con la musica al massimo e le lacrime agli occhi, ho tagliato il traguardo con una gioia indescrivibile.
L’alimentazione durante il cammino
Il cibo è stato fondamentale per sostenere lo sforzo. Ecco cosa ho mangiato durante il cammino:
- Carboidrati puliti: Tanto riso e pasta per avere energia duratura.
- Frullati proteici: Per aiutare il recupero muscolare subito dopo la corsa.
- Snack veloci: Gel, barrette e frutta secca durante le tappe.
- Cene abbondanti: Grazie al supporto di Ilaria e all’ospitalità dei frati, ogni sera potevo ricaricarmi con piatti ricchi di carboidrati e proteine.
Cosa farei di diverso
Se dovessi rifare il Cammino dei Cappuccini, probabilmente lo farei in autonomia totale, senza il supporto del furgone. Appoggiarmi ai frati Cappuccini per vitto e alloggio mi avrebbe permesso di immergermi ancora di più nell’esperienza e di uscire dalla mia comfort zone.
Le lezioni apprese
Questo cammino mi ha insegnato molte cose, tra cui:
- Un’idea può diventare realtà: Con impegno e dedizione, è possibile trasformare un sogno in un progetto concreto.
- Affrontare le proprie paure: Non lasciarsi bloccare da ciò che spaventa, ma affrontarlo con determinazione.
- La vita va vissuta a pieno: Esperienze come questa ti fanno sentire vivo, connesso con te stesso e con il mondo che ti circonda.
Guarda Il video racconto della mia esperienza
Conclusione
Il Cammino dei Cappuccini è stato più di una corsa: è stato un viaggio dentro me stesso, tra sfide, emozioni e scoperte.
È un’esperienza che consiglio a chiunque ami la natura, la corsa e il desiderio di mettersi alla prova.
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